Spread, qual è il suo significato e perché se ne parla tanto?

Spread, qual è il suo significato e perché se ne parla tanto?

Il concetto di spread è un concetto utilizzatissimo nel mondo della finanza e sempre più comune anche nei titoli dei quotidiani, ma di cosa si tratta? Cerchiamo di capirlo insieme.

Significato di spread dei Titoli di Stato

Il concetto di spread ed il suo significato sono molto utilizzati all’interno del mondo della finanza.
Il significato letterale di “spread” potrebbe essere tradotto con “scarto” e sta ad indicare in generale una differenza fra due grandezze.
La maggior parte delle volte in cui viene citato dai quotidiani lo spread fa riferimento alla differenza fra i rendimenti fra due titoli di stato, in genere fra l’Italia e la Germania. Si tratta quindi del differenziale tra BTP-BUND ossia, i principali titoli di Stato delle nazioni precedentemente nominate.

Come si calcola lo spread in Italia: il punto base

Si ti stai chiedendo con quale unità di misura si calcola lo spread in Italia e negli altri Paesi, la risposta è piuttosto semplice.
Dal momento che solitamente le più piccole oscillazioni nel differenziale tra BTP-BUND creano importanti effetti sui mercati obbligazionari e in generale su tutte le transazioni globali, quasi sempre si usa un’unità di riferimento più piccola del punto percentuale ed esattamente il punto base (o basis point o bp). Un punto base è esattamente pari a un centesimo di punto percentuale, ossia è uguale allo 0,01%. Quindi uno spread del 2,86% è uguale a uno spread di 286 punti base.

Cosa succede se aumenta lo spread?

Facciamo un esempio.
Se lo spread Italia-Germania (ma potrebbe essere anche quello Grecia-Germania o Giappone-Stati Uniti) sale, allora vuol dire che il rendimento chiesto da chi investe nel debito italiano è cresciuto rispetto a quello chiesto sul debito tedesco. Questo significa che, guardando al differenziale BTP-Bund, l’Italia è considerata ancora più a rischio rispetto alla Germania che invece è considerata più sicura.

Trattandosi di una differenza è, infatti, anche possibile che in valore assoluto il rendimento dei due titoli di Stato non sia cambiato. Se per esempio il Btp italiano ha un rendimento stabile al 3,12% e il rendimento del Bund tedesco passa dallo 0,26 allo 0,10% allora lo spread si allarga da 286 a 302 punti base, ma in questo caso il rischio percepito sul del debito italiano è rimasto in sé invariato, mentre quello tedesco si è abbassato e dunque i Bund sono ritenuti più sicuri.
Se uno spread tra titoli di Stato scende invece si può dire che il due profili di rischio si avvicinano e, nel caso italiano dunque che l’Italia diventa più sicura (il rendimento del Btp scende) o che la Germania è percepita come meno sicura (il rendimento del Bund sale).
I rendimenti dei titoli di Stato sono monitorati sul mercato secondario, quindi non in fase di collocamento ma sui titoli già scambiati (il cosiddetto outstanding).

Andamento dello spread durante i governi

Lo spread è diventato famoso soprattutto in seguito alla crisi europea del debito sovrano cominciata nel 2009. La crescita di diversi rendimenti dei sovereign (così viene anche chiamato il debito sovrano sui mercati) dell’Eurozona venne anche percepita come un fattore di grave debolezza della coesione dell’area della moneta unica. Per questo motivo ci si focalizza non soltanto sulla crescita dei rendimenti, che pure generavano l’impatto più diretto della crisi sui conti pubblici, ma sui differenziali, sugli spread appunto, che crescendo indicavano percezioni del rischio sovrano assai diverse e divergenti all’interno dell’Eurozona.
In parole più semplici, se la distanza tra il rischio percepito sulla Germania e quello percepito sull’Italia o sulla Spagna crescevano troppo si generava uno “scarto” dal valore politico che indicava e sottolineava la distanza dagli obiettivi di consolidamento dell’area economica comune e rischiava di tradursi in una sua frammentazione.

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